Questioni internazionali. Francesco Crispi. Читать онлайн. Newlib. NEWLIB.NET

Автор: Francesco Crispi
Издательство: Bookwire
Серия:
Жанр произведения: Языкознание
Год издания: 0
isbn: 4064066071134
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oltre. Il generale, a mezzo d'intermediarii, fece intimare ai capi degli Uargamma l'abbandono del territorio abusivamente occupato, concedendo loro di stabilirsi, se lo volessero, nelle grandi Sirti. Gli Uargamma, poco curandosi della intimazione ricevuta, si stabilirono in parte a Gibel Nalut, in parte a Djemilia, restando così sul territorio tripolitano.

      Il Console di Francia a Tripoli, avvertito ufficialmente della spedizione dal valì, si affrettò a informarne il Residente francese a Tunisi. Una commissione composta del segretario generale della Residenza e del segretario francese per gli affari indigeni, partì tosto su di una nave da guerra per raggiungere a Zarzis il generale Allegro che l'aveva preceduta. Costui, sulla fede di informazioni inesatte, ovvero con lo scopo di prevenire un fatto possibile, aveva avvertito il Destrées di una pretesa marcia di Mustafà pascià sopra Djemilia. Il Console si presentò al valì e non senza emozione, vera o finta, gli domandò se la notizia fosse esatta. Aggiunse che Djemilia apparteneva alla Tunisia e dichiarò che qualsiasi altro tentativo da parte della Turchia sarebbe stato considerato dalla Francia come un casus belli. Il valì, intimidito, si affrettò a rassicurare il signor Destrées circa la falsità della notizia, affermando tuttavia nuovamente i diritti incontestabili della Turchia su Djemilia, come appartenente alla tribù tripolitana degli Huail. [pg!22]

      Il 31 dicembre 1887 l'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli interrogò di nuovo il gran visir per conoscere con precisione le intenzioni della Turchia. In un promemoria mandato a Photiadès pascià, ambasciatore del Sultano a Roma, la Sublime Porta spiegò le sue vedute. L'ambasciatore italiano aveva fatto osservazioni su quattro punti:

      1. La Porta, malgrado le macchinazioni francesi, non aveva occupato l'antica linea di confine della Tripolitania, nè aveva inviato colà degli ufficiali commissari;

      2. La Porta non aveva domandato la sconfessione ufficiale e pubblica delle carte dello Stato maggiore francese;

      3. La Porta non aveva dichiarato pubblicamente che il territorio ad est di El-Biban era e resterebbe tripolitano;

      4. La Porta non aveva domandato l'allontanamento del generale Allegro, sebbene suggerito dal valì.

      Il governo ottomano rispose che non sapeva spiegarsi la prima osservazione, giacchè le autorità imperiali della provincia non avevano giammai abbandonato un solo dei punti posti sotto la loro amministrazione, la qual cosa rendeva inutile l'invio sui luoghi di commissari speciali.

      In secondo luogo il governo ottomano aveva creduto superfluo domandare la sconfessione ufficiale e pubblica della carta dello Stato maggiore francese, dopochè il Ministero degli Affari Esteri di Francia, precedentemente interpellato, aveva dichiarato di ignorarne l'esistenza (!) e aveva soggiunto che, se anche tale carta fosse esistita, essa non avrebbe avuto valore che dal momento in cui i due governi ne avessero approvato il tracciato, dichiarazione questa della quale la Porta aveva preso atto.

      Sul terzo punto la Porta rispose di aver fatto smentire dai giornali di Costantinopoli l'esistenza della convenzione di delimitazione menzionata in uno dei bollettini della Società geografica di Parigi, e che i giornali francesi stessi avevano pubblicato un comunicato di smentita di tutte le voci lanciate circa negoziazioni che su quell'argomento avrebbero avuto luogo tra la Francia e la Sublime Porta. Vi era stata altresì una promessa che il bollettino successivo della Società avrebbe contenuto una rettifica.

      Finalmente per l'allontanamento del generale Allegro, la [pg!23] Porta assicurava di averlo domandato, senza tuttavia dare un carattere ufficiale alle comunicazioni fatte a Parigi, non potendo riconoscere lo stato di cose creato in Tunisia dall'occupazione francese.

      In conclusione, la Turchia rivendicava come tripolitano il territorio ad est di El Biban, ossia manteneva l'antico confine.

      Nel 1888, dopo la spedizione turca, il resto dei rifugiati tunisini in Tripolitania ritornava in Tunisia.

      La Francia si mise allora a fortificare il Sud della Tunisia, ossia Zarzis, Matamma, Tatauin, Duirat, dopo aver portato l'effettivo di Gabes a 2650 uomini e inscritto nel bilancio tunisino una somma di circa 900 000 franchi per le fortificazioni delle prime tre località suindicate.

      Verso la fine del 1887 il giornale officioso della Residenza, La Tunisie, pubblicava un comunicato ufficiale circa le frontiere della Tunisia. In esso era detto che l'Italia «aveva sollevata una questione di rettificazione della frontiera tripolitana e parlato di negoziati aperti con la Porta, sotto pretesto di non lasciar distruggere l'equilibrio del Mediterraneo, ma in realtà perchè l'Italia, precocemente forse, considerava la Tripolitania come sua propria». Era necessario, dunque, descrivere esattamente la frontiera tripolitana; la quale, secondo La Tunisie, partendo dal mare, era nettamente stabilita col Mochta e lo Chareb Saonanda, sino all'Oglat-ben-Aisar, da una linea che parte da questo punto, passa per ben-Ali-Marghi e quindi al nord di Uessan, e in fine dall'Ued Djenain, che si perde nel Sahara.

      Il comunicato continuava così:

      «È noto quanto i turchi siano gelosi della difesa del territorio tripolitano; ora, i loro forti sono tutti al sud di questa linea che i soldati turchi non oltrepassano mai e sulla quale essi consegnano alle autorità tunisine i dissidenti che rientrano. Tale frontiera, del resto, conquistata or sono quattro secoli dagli Uargamma sugli Uled-Debbar, è stata consacrata verso il 1815 da un trattato intervenuto tra la Reggenza di Tunisi e la Porta. Salem Ben Odjila, capo degli Uderna, possiede altresì un atto recante i sigilli dei magistrati tunisini e tripolitani, nel quale è descritta dettagliatamente la frontiera da noi indicata. Quest'atto rimonta alla fine del secolo scorso. Il viaggiatore [pg!24] Barth nel 1849 dà ugualmente il Mochta come limite della Tunisia e della Tripolitania.

      «Ricorderemo il viaggio fatto nel 1886 dal signor Cambon in compagnia del signor Fernand Faure, deputato, e del comandante Coyne. L'esercito stesso il quale, ingannato al momento dell'occupazione, si era arrestato all'Ued-Fessi, non tardò a sapere dagli stessi indigeni che la vera frontiera doveva essere riportata ad una trentina di chilometri più al sud.

      «La Turchia non avendo giammai contestato cotesta frontiera alla Reggenza, ha fatto smentire l'accordo franco-turco del quale si è parlato alla Camera italiana. Non vi era materia a negoziati, nè ad accordo su di una questione che non è contestata e che soltanto gl'italiani han cercato di far nascere.

      «E affinchè l'opinione pubblica non sia traviata terminiamo dicendo che si lavora all'organizzazione militare e amministrativa della suddetta regione-frontiera. Lo stabilimento di posti militari su cotesto territorio, garentendone la sicurezza, avrà altresì il vantaggio di porre i possedimenti francesi al riparo da ogni cupidigia nel caso in cui una potenza Europea si stabilisse in Tripolitania.»

      È facile rilevare gli errori di questo comunicato. In esso è affermato che la Turchia non aveva mai contestato alla Reggenza la frontiera del Mochta, e qui sopra abbiamo riferito il linguaggio tenuto dal Sultano e dal suo Gran Visir all'ambasciatore d'Italia. Vi si parla di un trattato del 1815, che non è mai esistito e che non era neppur possibile, poichè la Porta non occupava allora la Tripolitania, dove regnò la dinastia dei Karamanli sino al 1835; e l'atto recante i sigilli degli Sceicchi degli Uderna non esiste, o se esiste non può essere che falso. Quanto al Mochta, che il viaggiatore Barth vide nel 1849, non può trattarsi dello chott al quale i francesi hanno attribuito quel nome, mentre esso è stato sempre precedentemente chiamato Uadi-Sigsao; era (e il Barth lo dice chiaramente) un pendìo leggero ch'egli vide a due ore dalle rovine di El Medeina, e quindi molto avanti l'Uadi-Sigsao. Dal punto dove arrivò gli sarebbe stato difficile scorgere lo chott ora chiamato Mochta dai francesi, poichè si tratta di un bassofondo situato a circa trentacinque chilometri dalle suddette rovine.

      Al principio del 1887, dopo il ritiro di Mustafà pascià, la [pg!25] Turchia cominciò a ritirare le sue guarnigioni dalla frontiera ovest. Richiamò da Remada, punto importante incluso nella nuova demarcazione tunisina, i venticinque uomini che vi teneva. Fece lo stesso per la guarnigione di Kasr-Fazua, presso il capo Tadjer, la quale si ritirò nel forte di Bu-Kammech. Anche la guarnigione di Zuara fu diminuita di 400 uomini. Cosicchè la Turchia non solamente s'indebolì sulla frontiera minacciata, ma cedette volontariamente e di fatto i territori che poco prima rivendicava in diritto.

      Il rimanente del 1887 e il 1888 passarono senza fatti notevoli;