Monsieur le Président et cher collègue,
La volonté de mon Souverain m'a imposé la tâche de prendre la direction des affaires politiques de l'Allemagne après le plus grand ministre que ce pays ait jamais vu.
Amené depuis longtemps par la logique des choses comme par mes inclinations à un sentiment de ferme sympathie pour le groupement actuel des amitiés politiques, je m'étais familiarisé avec l'idée d'avoir peut-être à defendre ce principe en soldat, le jour où la défense en serait devenue nécessaire.
Mais mon Auguste Maître en a décide autrement. Il m'a appelé à collaborer avec les hommes d'état, qui [pg!4] ont à coeur de défendre essentiellement par des moyens pacifiques l'état des choses existant.
Puisqu'il en est ainsi, je Vous prie, Monsieur le Président, de croire que, tant que je resterai dans ma position actuelle, l'Empire d'Allemagne continuera sa politique sincère et pacifique, sans s'écarter jamais du principe de rester en toute circonstance l'ami de ses amis. C'est là la tâche qui m'est prescrite par mon Souverain comme par ma conscience. A ce titre je viens réclamer, pour le travail en commun qui est devant nous, la confiance de Votre Excellence. La mienne est acquise de longue date au ministre éminent que ma patrie est heureuse d'appeler son ami.
Je Vous prie, Monsieur le Président et cher collègue, d'agréer l'expression franche et cordiale des sentiments de haute estime de
Votre tout dévoué
von Caprivi.»
A questo saluto rispondeva Crispi:
[Confidentielle]
«Rome, 7 avril 1890.
Monsieur le Chancelier et cher Collègue,
J'ai reçu la lettre, que vous avez bien voulu m'adresser en date du 3 courant pour m'apprendre dans quel esprit vous avez accepté l'héritage du grand homme d'Etat, dont la volonté de l'Empereur, votre auguste maître, vous a donné la succession.
Je vous remercie de la franchise cordiale avec laquelle vous m'avez ouvert votre pensée.
Je connaissais en vous le vaillant soldat, le Général habile, l'administrateur expérimenté; je suis heureux de connaître l'homme politique, et de constater en lui des sentiments conformes à ceux qui m'animent moi-même.
Les principes de politique générale qui vous inspirent, sont tels que vous pouvez compter sur mon concours loyal pour les faire triompher. De même qu'avec le prince de Bismarck, je travaillerai consciencieusement avec vous au maintien de la paix. Mais si, par malheur, le jour devait venir où l'Italie et l'Allemagne, attaquées, [pg!5] se trouvassent dans la pénible nécessité de se défendre, vous me verriez aussi, à l'exemple du Roi, mon souverain, et d'accord avec la Nation italienne toute entière, prêt à remplir dignement et jusqu'au bout le devoir qui nous serait imposé.
C'est dans cet ordre d'idées que je me déclare heureux d'entrer en collaboration avec vous pour assurer, autant qu'il est en nous de le faire, le bonheur et la prospérité des deux Dynasties et des deux peuples que nous servons.
Veuillez agréer, monsieur le Chancelier et cher Collègue, l'expression sincère et cordiale des sentiments de haute estime de
Votre tout dévoué
F. Crispi.»
Questa lettera, presentata personalmente al nuovo Cancelliere dall'ambasciatore d'Italia, conte De Launay, fece la migliore impressione. «Egli l'ha letta in mia presenza — scriveva il De Launay — ed ha manifestato vivissima soddisfazione pel suo contenuto che si accorda perfettamente col suo modo di vedere e con gl'interessi reciproci degli Stati che formano la Triplice Alleanza, il cui programma è diretto essenzialmente al mantenimento della pace. Egli si è compiaciuto di osservare che ad un novizio come lui in materia di politica estera era prezioso il concorso di un uomo di Stato così illustre e sperimentato come il primo Ministro d'Italia.»
Il generale di Caprivi era un uomo grandemente stimato in tutta la Germania. Nella guerra franco-prussiana aveva dimostrato scienza militare e doti eccezionali di carattere che erano state riconosciute e premiate con la Croce di ferro di prima classe e con l'Ordine Pour le mérite. Nella direzione dell'Ammiragliato, assunta nel 1883, aveva reso servizi preziosi migliorando con mezzi esigui il materiale e con tenacia prussiana l'organizzazione della Marina da guerra.
Però, in politica il nuovo Cancelliere era una incognita. Egli aveva certamente le sue idee, ma non le aveva mai manifestate pubblicamente, e nei cinque anni ch'era intervenuto alle sedute del Reichstag sua cura costante era stata quella di rimanere fuori dalle lotte dei partiti e di tenersi sul terreno tecnico. [pg!6]
Si può avere alta intelligenza e vasta cultura, possedere anche facoltà d'iniziativa in taluni campi d'azione, ed essere inadatto al governo politico. L'Imperatore, scegliendo, tra i molti candidati alla successione di Ottone di Bismarck, il generale di Caprivi, giuocò d'azzardo, non avendo alcun dato per presumere che quest'ultimo sarebbe riuscito nell'ardua missione.
In luglio, il conte di Caprivi fece manifestare a Crispi il desiderio di fargli visita in Italia. All'ambasciatore a Berlino, De Launay, Crispi telegrafava l'11 di quel mese:
«Il conte di Solms al suo ritorno da Berlino, portandomi i saluti di S. E. il conte Caprivi, mi espresse il di lui desiderio di venire in Italia per abboccarsi con me. Risposi all'ambasciatore germanico, che io era lietissimo del gentile pensiero del Gran Cancelliere, ch'egli sarebbe il benvenuto tra noi, e che io sarei fortunato di averlo ospite in casa mia, o qui od a Napoli, dove a S. E. sarebbe più comodo od opportuno.»
Si trattava di stabilire l'epoca di cotesta visita. I primi mesi di cancellierato erano per il generale di Caprivi singolarmente operosi, e l'allontanarsi da Berlino gli era difficile. In una lettera del 1.º ottobre il conte De Launay riferiva a Crispi di aver avuto un colloquio col Cancelliere, nel quale questi gli aveva confermato
«il suo vivo desiderio e la sua ferma intenzione d'incontrarsi in Italia con Vostra Eccellenza. Il ritardo è dovuto a circostanze estranee alla sua volontà. Sinora si è allontanato da Berlino soltanto per accompagnare l'imperatore a Narva e alle grandi manovre nella Slesia. Ma è tale la quantità degli affari che deve esaminare per adempiere nel miglior modo possibile alle sue nuove funzioni, che per il momento non può realizzare il suo progetto di un viaggio al di là delle Alpi. Egli, tra l'altro, non ha ancora potuto restituire le visite, fattegli quando assunse il potere, dai ministri della Baviera e del Würtemberg. Il generale di Caprivi aggiungeva che il ritardo involontario aveva il vantaggio di lasciargli il tempo per mettersi al corrente delle questioni che interessano i due Stati e per potere quindi meglio discorrerne con Vostra Eccellenza.»
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Crispi ritornava il 20 ottobre sull'argomento di questa visita dopo avere ricevuto, da parte dell'Ambasciata germanica a Roma, un'altra comunicazione analoga alla precedente:
«Sento — scriveva al conte De Launay — che S. E. ha dovuto ritardare l'esecuzione del suo progetto per ragioni di pubblico servizio. Se le condizioni politiche dell'Italia e le prossime elezioni generali non esigessero la mia permanenza nel Regno, mi sarei avvicinato io stesso alla Germania ed avrei risparmiato a S. E. un incomodo viaggio. Il governo della cosa pubblica mi inceppa, e se S. E. potesse nello scorcio di questo mese o nei principii del novembre recarsi a Milano dove io sarei pronto a raggiungerla, potremmo nell'interesse delle due monarchie, le quali ambidue con onore serviamo, avere uno scambio di idee utili e prendere delle deliberazioni giovevoli alle due nazioni.»
Il Cancelliere germanico avendo risposto che tra il 1.º e il 10 novembre era a disposizione del suo collega italiano, questi telegrafò il 22 ottobre al De Launay:
«Dica al signor Cancelliere che sarò felice di riceverlo in Milano il 7 novembre.»1
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Il Cancelliere germanico giunse a Milano nel giorno fissato. Fu ricevuto cordialmente da Crispi, dalle autorità e dalla popolazione della grande città che visitò con la guida del Sindaco; l'indomani, 8 novembre, fu invitato a Monza dal Re